Solo il #Vento può farlo

In spiaggia, sulla sabbia umida, il bambino lasciava le sue impronte nitide sotto il vigile sguardo del nonno.

Durante il gioco, ogni volta che l’onda cancellava le impronte, il bambino si impegnava a ricostruirle con più impegno di prima.

La determinazione del bambino metteva il nonno di buon umore, che ne riconosceva i progressi nella crescita.

Bravo figliolo, sei veramente in gamba! Pronunciò il nonno con orgoglio.

Nonno, nonno! Quando diventerò grande?

Guarda laggiù, dove il mare tocca il cielo.

Sì, lo vedo. E allora? Chiese il bambino rivolgendosi al mare.

Quando riuscirai a toccare il cielo dove si incontra con il mare, allora potrai dire di essere grande.

Ma quindi, tu nonno, hai toccato il cielo?

No figliolo, nessun uomo ci è mai riuscito, solo il vento può farlo.

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Gli ostacoli del Growth Hacking

Bene Edoardo, in questa ultima lezione voglio ripercorrere con te il percorso fatto finora, ma con una visione un po’ più dall’alto, senza tools da imparare ad usare.

Vediamo, nella prima lezione ti ho spiegato cosa sono la Brand Identity, la Brand Awareness e Reputation, abbiamo visto come sia importante prima di tutto imparare a conoscersi, a conoscere meglio la propria azienda ed i prodotti che vuoi offrire ai tuoi clienti.

Poi ti ho spiegato e fatto compilare la Branding Canvas, e così ho imparato anche io a conoscere la tua azienda, ma con un vantaggio che tu ed i tuoi colleghi non potete avere.

Io non lavoro qui dentro e non ho la visione delle dinamiche interne aziendali, perciò mi baso solo sui fatti e su quello che mi dici tu.

Ecco vedi, se devi occuparti della comunicazione della tua azienda, non puoi sfruttare quella parte che conosce la tua azienda dall’interno, ma devi basarti, o cercare di farlo, solo sui fatti.

Questo può aiutarti a fare le scelte giuste, e, cosa più importante, può porti nella condizione di relazionarti con i tuoi colleghi mettendo da parte le dinamiche interne ed invece muoverti per dare delle soluzioni basandoti sui fatti e non su quello che i tuoi colleghi pensano di te o credono che tu voglia proporre.

Così li disarmerai e potrai gestire il tuo ufficio al servizio dell’azienda, prima ancora che al servizio dei loro capricci.

Ora quello che ti serve è coinvolgere ed allearti con coloro che sono in grado di fornirti i dati che servono a progettare e misurare la tua strategia di marketing.

Il processo che devi adottare è circolare:

Quando devi analizzare un problema o implementare un progetto hai bisogno dei dati che ti descrivano la situazione attuale.

Basandoti su questi dati, puoi organizzare incontri con i tuoi colleghi, magari gli stessi che ti hanno fornito i dati all’inizio, per discutere con loro e raccogliere idee e suggerimenti sulle azioni da compiere.

Adesso hai preso la decisione che ti sembra più adatta per risolvere il problema o far partire il progetto, ma attenzione, descrivi l’obiettivo che vuoi raggiungere con un valore numerico ed un limite di tempo per raggiungerlo.

La decisione non la devi sposare, ma solo testare, costruendo delle azioni che ti permettano di monitorarne i risultati.

Ottenuti i risultati delle azioni che hai compiuto saprai se hai raggiunto gli obiettivi che ti sei posto, se tutto è andato bene passi al prossimo problema o progetto, altrimenti misuri i nuovi dati e ricominci il processo.

Tutto chiaro Edoardo? Aspetto le tue domande…

Proposta inaccettabile

Grattandomi la fronte risposi:

Gianni, sono lusingato per la tua richiesta, come già saprai il tuo è insieme un atto di coraggio e di incredibile fiducia nei miei confronti, però non posso che rifiutare, per due motivi.

Con aria stupita e delusa Gianni, fissandomi con gli occhi per la prima volta durante quella conversazione, mi chiese:

Quali motivi?

Io facevo una enorme fatica ad esprimermi, perchè sapevo di avergli dato una grande delusione, Gianni era combattuto tra lo sbottare di rabbia, perché sicuramente erano giorni che non pensava ad altro, ed il mettersi a piangere a dirotto per esprimere tutto il suo dolore.

Così con calma provai a spiegarmi:

Vedi, il primo motivo è che c’è il rischio che la mia azione possa andare troppo in là, intendo da non poter tornare più indietro, sai tua moglie non è proprio una a cui restare indifferenti. No, questo proprio non potrei farlo.

Ma il secondo motivo, credo possa essere più convincente del primo.

Gianni continuava a guardarmi sempre più stupito e sembrava che a quello che gli stavo dicendo non avesse proprio pensato. Era interdetto, anzi no, stava quasi per chiedermi scusa, ma alla mia ultima affermazione sbottò, più per la sua tensione interna, credo, che per le mie parole.

Come più convincente? E cosa ci potrebbe essere di più terribile di quello che mi hai appena confessato?

Qui però fui io a risentirmi:

Confessato? Io non ho proprio confessato nulla caro Gianni, sei tu che…

Gianni mi fermò subito scusandosi, e facendo ampi gesti di diniego con le mani

Perdonami, non volevo dire questo, è solo che sono veramente disperato, ti prego continua.

Ok, ripresi io. Nessun problema! Poi ridendo. Scusami anche tu, ma ecco, non è che la conversazione sia delle più semplici, no?

Così avevo smorzato un po’ la tensione, anche Gianni cominciava a rilassarsi, in fondo, per dirmi quelle quattro parole all’inizio, probabilmente aveva tirato fuori un coraggio inaudito e tutta la tensione che aveva accumulato adesso si stava, pian piano, esaurendo.

Adesso, Gianni, segui bene il mio ragionamento. Gianni annuì appoggiando le braccia sul tavolino.

Ammettendo che io cominci a corteggiare tua moglie per spingerla a tradirti, cosa pensi che riusciremmo veramente a dimostrare?

Ascolta, se lei dovesse cedere, in realtà non avremmo dimostrato nulla, come potresti pensare che questo voglia dire che lei ti abbia già tradito altre volte? Niente, vero?

Però è anche vero che se non cedesse alle mie avance, di nuovo non avremmo dimostrato ancora nulla, non credi?

Pensaci, noi non siamo esattamente degli amici, è vero, ma ci conosciamo oramai da qualche anno, e anche mia moglie e Sabrina si conoscono.

Feci una pausa perché mi stava affiorando una terza ipotesi ancora peggiore, ma addirittura la più realistica e pericolosa per me!

Gianni, aspetta, mi sta venendo in mente un altra cosa ancora, no, non è possibile, non posso farlo, è rischiosissimo.

Gianni, che si stava comunque rilassando fece una smorfia per tagliare corto.

Scusami, veramente, non c’è bisogno di aggiungere altro, hai perfettamente ragione, e anzi, scusami di averti coinvolto in questa cosa, non ti nascondo che è anche un po’ imbarazzante per me, e se te lo posso confessare, ti ho detto tutto questa sera, più per orgoglio che altro.

Adesso ero io a rimanere interdetto, cosa intendeva dire? Quindi cominciai a squadrarlo: In che senso, per orgoglio?

Sì, voglio dire che ultimamente mi sento osservato e additato silenziosamente come “il cornuto”, ma non solo, sai quello che mi più mi da fastidio è che quegli sguardi dicono: “poverino, ma come fa a non accorgersene?”. Ecco vedi, io me ne accorgo perfettamente e da molto tempo prima che gli sguardi cominciassero a compatirmi, e questo è quello che più mi fa rabbia, il fatto che tutti mi credano un cretino.

La teoria dei venti

La teoria dei venti

Mariano continuava gesticolando ad indicarmi l’entroterra mentre insisteva con la sua teoria dei venti. “Il maestrale è il vento che proviene da terra, è secco, alza la sabbia e appiattisce il mare”.
Stavamo passeggiando all’imbrunire ed io cominciavo a spazientirmi… “Mentre lo scirocco arriva dal mare ed è caldo, un caldo insopportabile”. Mariano, come la maggior parte dei locali, era convinto che i venti si comportassero sempre nello stesso modo a prescindere dalla posizione in cui si era. Quindi per lui il maestrale proveniva da terra, mentre per Antonio, residente nella costa opposta, lo stesso vento proveniva dal mare. Ah come mi sarebbe piaciuto un giorno farli incontrare su qualche altra costa in un giorno di vento e chiedere secondo loro quale vento fosse a spirare…

Immaginavo la scena mentre Mariano con i suoi arti minuti ma robusti continuava a sbracciare per simulare la direzione del vento che di volta in volta voleva illustrarmi.
Guardavo i suoi capelli neri, fitti ed ordinati, sorridendo al pensiero che qualsiasi vento non li avrebbe mai smossi.

Le teorie dei due locali, Mariano ed Antonio, sarebbero andate in frantumi al primo alito di vento. Un normalissimo maestrale avrebbero cominciato ad identificarlo l’uno come grecale e l’altro come libeccio, o viceversa. Ma che importa, la realtà è che la Rosa dei Venti prende come suo riferimento, a seconda del periodo storico, un punto fermo nel Mar Mediterraneo, tipicamente il centro del Mar Ionio oppure l’isola di Malta.

Prefazione a “Il racconto del Vento”

Questo racconto nasce da un idea di Marco Cavallo che il 28 agosto 2014 scrive sul suo profilo Facebook:

Mi scrivi un aggettivo ed un’emozione per “il vento”? Mi preparo alla scrittura di un nuovo racconto…

Il post richiama l’attenzione di alcuni amici e amici di amici che scrivono con ispirazione e sentimento alcune frasi, andando oltre alla richiesta originale e scatenando un’idea ancora più emozionante.  Scrivere un racconto in condivisione!

Nasce quindi la pagina de “Il racconto del vento“, sulla quale chiunque può scrivere Il vento.